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Storia e Archeologia

Per il felice connubio di monti, colli e piane ricche di laghi e corsi d’acqua questo territorio fu frequentato sin dalla preistoria.
Ne fanno fede i ritrovamenti di manufatti preistorici da Capriati, Prata, Pratella, Letino, Ailano, S. Potito, Piedimonte.
Per il Paleolitico Inferiore, sono riemersi utensili musteriani in località Pantani - Fragneto, di Prata e a Mastrati, tra Pratella ed il Volturno sono stati raccolti manufatti neanderthaliani con industria di tipo “levallois”, testimoniati anche a Guardia S. Framondi e Cerreto e S. Lorenzo. Dal Monte Miletto e da Faicchio provengono amigdale. Al Neolitico appartengono le ascette di giadeite, e lame da Alife, Telese, Faicchio, S. Angelo d’Alife.
Nell’Eneolitico gli uomini della c.d. Cultura del Gaudo, cercatori di metallo e pastori popolarono queste contrade.
Una loro necropoli è segnalata alle pendici orientali del Matese in località Ripa Cantalupo di Faicchio. Vasi, frecce e sopratutto i bellissimi pugnali di selce (tipici di questa civiltà fiorita nel terzo millennio avanti Cristo), sono riemersi numerosi a Capriati al Volturno, Ailano, Valle Agricola, Alife, Piedimonte, Matese e Monte Cila, sopra Piedimonte, S. Potito Sannitico.

Dal Vicereame al 1943
Nel Seicento sarà poi memorabile la breve avventura del capomassa Domenico Colessa, il Brigante Papone, che occupò il Cesima ed il Roccamonfina, prese Sessa ed assediò Teano.
Venne poi Carlo III che passando per Mignano, Marzanello, Piedimonte, raggiunse Napoli. I Borbone predilessero per le cacce il Montemaggiore e Torcino, visitarono Piedimonte, Capriati, Pietramelara, realizzarono strade, favorirono l’industria.
Poi in questo territorio (nel quale era iniziata l’avventura unificatrice di Roma, e nato il Regno di Napoli) dopo la battaglia del Volturno e quelle di Caiazzo e Roccaromana - Pietramelara si compì l’unità d’Italia, con l’incontro tra Vittorio Emanuele e Garibaldi. E vennero di nuovo giorni bui, con la disperata insurrezione dei lealisti borbonici e la spietata repressione del brigantaggio. Centinaia furono le vittime e per molti paesi iniziò una lunga vicenda di emigrazione. Poi, nell’ottobre 1943 tornò la guerra, seminatrice di lutti e distruzioni, ed una nuova invasione, non meno crudele, ma è qui con la “Battaglia di Montelungo”, che col sacrificio dei giovani dell’ Esercito Italiano rinacque la nuova Italia.

Epoca Sveva
Grandi lutti gli abitati subirono nelle lotte tra i Capitani Imperiali e Manfredi: nel 1193 gli Imperiali guidati da Moscaincervello, Diopoldo e Corrado, presero e saccheggiarono Venafro, Sesto e Roccaravindola, bruciarono Telesia. Nel 1199 fu bruciata S. Pietro Infine.
Nuovi turbini di guerra nel 1229: allorchè il Papa dopo aver scomunicato l’Imperatore fece invadere il Regno dall’esercito dei Clavisegnati: Mignano capitolò, Presenzano anche, Venafro ed Isernia inviarono messi per arrendersi, Pietravairano tentò la difesa e fu presa con la forza come Vairano ed il territorio sino a Calvi, inclusa questa città e Teano. Poi furono occupate Rocca d’Evandro, Suio e Traietto. Raggiunta Capua l’esercito del Cardinal Pelagio tornò indietro e occupò Ailano, mosse poi su Alife che fu presa con la forza, come pure Piedimonte, mentre non fu espugnata la torre di Piedimonte, probabilmente da identificare con Castello. Fu posto l’assedio a Caiazzo. Poi venne la riscossa imperiale.
Federico II mosse da Napoli ed assediò e conquistò Calvi, passando per Riardo raggiunse l’Abbazia della Ferrara, di cui sono i ruderi presso Vairano Patenora, ove pose il campo per tre giorni nei quali operò la riconquista di Vairano, Alife, Venafro e del contado di Teano.
D’ora in avanti tutto il Medioevo si snoderà in una sequela di assedi e battaglie e distruzioni, specie durante le lotte tra Angioini ed Aragonesi, ed al tempo di Marino Marzano, Duca di Sessa e Principe di Rossano.

Età delle Invasioni barbariche
I LONGOBARDI
Il IV secolo fu un epoca di crisi, sia per il terremoto del 346 d.C. a seguito del quale Fabius Maximus rector provinciae restaurò le terme di Allifae e Telesia, sia per le alluvioni che sollevarono di qualche metro la pianura attorno ad Alife e parzialmente la seppellirono.
Anche Allifae sarà sede di gastaldato e di vescovi. Toponimi come fara e sala diffusi a S. Potito e Prata, tipici dell’insediamento longobardo segnano lo stanziamento di nuclei di questa gente.
La località Volgari a sud di Gioia sannitica certo trae il nome dai bulgari di Alzecone di cui Paolo Diacono tramanda l’insediamento principale tra Boiano e Sepino. Più tardi grandi monasteri benedettini od umili grancie rifletterono su questa terra la luce di S. Benedetto. Tra questi S. Salvatore presso Piedimonte Matese, S. Maria in Cingla presso Ailano.
I SARACENI
Le incursioni dei saraceni che sul finire del IX secolo determinano le distruzioni di Montecassino, S. Vincenzo al Volturno, di Telese, Alife, Sepino, Boiano, Venafro comportano l’eversione delle ville e vici indifesi ed il diffondersi dell’insediamento fortificato che culminerà in età normanna nel periodo delle lotte endemiche nel territorio di Alife tra il suo signore Rainulfo ed il cognato Re Ruggero.
I NORMANNI
I Normanni dopo il 1000 espulsero e soppiantarono i Longobardi. Infatti già nel 1064 i conti Longobardi di Venafro intitolano gli atti al normanno Principe Riccardo, mentre ai piedi del Roccamonfina ha luogo nel 1139 la battaglia di Galluccio, persa la quale Papa Innocenzo II che avanzava dal nord per scacciare i Normanni finì prigioniero di Ruggero. Seguì la pace e la legittimazione del potere normanno.
L’avvento dei Normanni segnò un’epoca di infinite contese e la necessità di provvedere alle difese. Nacquero così le rocche di Gioia Sannitica e S. Angelo d’Alife.
Le antiche mura megalitiche sono rioccupate dai castelli normanni della Rocca di S. Vito sull’altopiano di Roccavecchia di Pratella.
Nel Catalogus Baronum, della metà del XII secolo, troviamo i nomi di molti abitati. Nel matesino vi figurano Gioia con la vicina ed oggi scomparsa Compostella, Alife, S. Angelo, Ailano, Prata, Letino e Gallo, Capriati, Ciorlano e Fossaceca.
È facile notare che in età normanna l’attuale fisionomia abitativa del territorio è ben fissata, dovendosi aggiungere solo i nomi di pochi centri affermatisi in seguito, come Piedimonte, o scomparsi, come il castello delle Pentime, Mastrati e Torcino, o che hanno in un secondo tempo cambiato nome come Fossaceca, oggi detta Fontegreca.

Età Romana
Data al 326 a.C. la penetrazione romana del territorio come risulta dalla sintetica notazione di Tito Livio: «tria oppida venerunt in potestatem: Allifae Callifae Rufriumque» che dà conto della conquista dei centri sannitici di Alife, Roccavecchia di Pratella e di Presenzano. Livio ricorda che nel 310 i Romani dovettero nuovamente espugnare Alife. Dopo la pace sannitica questi territori saranno menzionati da Livio in relazione all’invasione annibalica, col ricordo dello stratagemma del Callicula Mons allorchè Annibale proveniente da Telesia e passato per il territorio alifano invase l’agro Falerno, tra il Massico ed il Volturno, coltivato da coloni romani. Fabio Massimo lo intrappolò sbarrando il passo sul Callicula Mons, ma Annibale ricorse allo stratagemma dei buoi incendiari e lo beffò dileguandosi. Dopo la Guerra Sociale, Callifae, la grande città sul Monte Perrone di Roccavecchia, fu distrutta e il territorio annesso a quello di Allifae. Anche qui gli abitati precedenti, vicanici e fortificati, scomparvero. Nella piana ripartita secondo i moduli della centuriazione fu costruita la città nuova di ALLIFAE con la pianta rettangolare dell’accampamento romano, con mura in opera incerta scandite da torri e da quattro porte. Allifae continuerà a vivere di agricoltura, di pastorizia, di artigianato, con produzione di laterizi e di ceramica, e grazie alla lavorazione della lana ed alla silvicultura, nello splendore dell’età imperiale.

Età Sannitica
Alife ha restituito una fibula del Bronzo Finale databile al X sec. a.C. ed inoltre la più cospicua testimonianza dell’età arcaica: la grande necropoli di Conca d’Oro. Ne vennero materiali collegabili per forme, tecniche e datazione a quelle delle necropoli di Alfedena, Pozzilli (Isernia) e Presenzano che documentano l’insediamento delle genti di cultura sabellica come Sanniti. Altre necropoli sannitiche databili tra il VII ed il IX sec. a.C. sono apparse nelle località Secine e S. Pietro di Letino, nella pendice di Costa S. Croce di S. Gregorio, in varie contrade di Valle Agricola, ad Ailano a Colle di Sabelluccia e Cerqueta Coscinara, a S. Potito Sannitico ed a Gioia Sannitica, tra Carattano e Calvisi, a S. Angelo d’Alife. Hanno restituito anche materiali greci ed etruschi e ad Alife è testimoniato il costume funerario delle tombe a cassa di tufo con raffigurazioni dipinte analoghe a quelle di Cuma, Capua, Nola, Sarno S. Angelo di Ogliara (Salerno). Nel IV sec. a.C. ebbe inizio la coniazione di monete analogamente a quanto avveniva nelle città greche della costa. Sono state rinvenute, infatti, monete preromane di Teanum Sidicinum, Allifae e Fistelia, città di ignota ubicazione, che doveva essere però prossima a Allifae ed a Telesia, che pure battè moneta. I Sanniti vivevano di agricoltura, pastorizia, mercenariato ed abitavano vicatim, cioè in villaggi sparsi sul territorio ma realizzarono la prima massiccia urbanizzazione di questi territori costruendo una grande rete di abitati sulle alture, fortificati con cinte di mura megalitiche. Le fortezze di Mandra Castellone di Capriati a Volturno, di Monte Castellone di Torcino e la immensa cinta di Roccavecchia di Pratella difendevano la valle di Capriati - Prata, quelle di S. Angelo di Alife e del Monte Cila e di Castello Matese assicuravano il controllo della media valle del Volturno.